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A portarmi fu il caso tra le nove

e le dieci d’una domenica mattina

svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra

lungo il semigelo d’un canale. E non

questa è la casa, ma soltanto

– mille volte già vista –

sul cartello dimesso: «Casa di Anna Frank».

Disse piú tardi il mio compagno: quella

di Anna Frank non dev’essere, non è

privilegiata memoria. Ce ne furono tanti

che crollarono per sola fame

senza il tempo di scriverlo.

Lei, è vero, lo scrisse.

Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale

continuavo a cercarla senza trovarla piú

ritrovandola sempre.

Per questo è una e insondabile Amsterdam

nei suoi tre quattro variabili elementi

che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi

tre quattro fradici o acerbi colori

che quanto è grande il suo spazio perpetua,

anima che s’irraggia ferma e limpida

su migliaia d’altri volti, germe

dovunque e germoglio di Anna Frank.

Per questo è sui suoi canali vertiginosa Amsterdam.

Vittorio Sereni, da “Gli strumenti umani”, 1965