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La guerra aerea rappresenta uno degli aspetti più originali del secondo conflitto mondiale e ne esprime al meglio l’essenza totalitaria. L’aviazione aveva conosciuto impressionanti sviluppi dopo la Grande Guerra. I principali strateghi militari, fra i quali l’italiano Giulio Douhet, ne avevano teorizzato il carattere strategico per piegare non solo gli eserciti nemici, ma anche per colpire le popolazioni avversarie, abbattendone il morale e spezzandone la resistenza. Prima del 1939 sono condotte delle “sperimentazioni” sia dai nazisti (Guernica) che dai fascisti (Barcellona) nel corso della guerra civile spagnola e da questi ultimi anche durante le guerre di riconquista della Libia e di aggressione all’Etiopia, così da testarne tutte le potenzialità. Ma è nel corso del secondo conflitto mondiale che tutti gli eserciti l’attuano senza remore. Obiettivi diventano non solo punti strategici, come fabbriche ed infrastrutture, ma città e territori per terrorizzare la popolazione favorendo il crollo del “fronte interno”, cioè la tenuta del paese a sostegno della partecipazione al conflitto. Conventrizzare è la nuova parola coniata proprio per esprimere questa nuova realtà, dal nome della cittadina britannica completamente distrutta dagli attacchi aerei.  Accanto ai sistemi economici si perdono patrimoni culturali, oltre alle vite degli abitanti. La guerra aera muta così la stessa percezione del conflitto da parte della popolazione che ora ne è investita direttamente nelle proprie case, spesso ben lontane dalla linea del fronte. Chiunque deve fare i conti con il rischio quotidiano di morire per effetto del conflitto, di perdere i propri beni e i loro cari. Il fronte di guerra è lontano ma si può morire lo stesso nella propria casa. Questa esperienza assolutamente originale muta la percezione delle popolazioni nei confronti dell’evento bellico e della vita stessa. Anche l’Italia conosce questa tragica esperienza, prima come aspettativa, con il varo delle misure di coprifuoco e oscuramento (tenere le luci spente o abbassate durante il coprifuoco per non offrire bersagli evidenti agli aerei nemici di notte), poi come tragica realtà, a partire dalle città industriali del nord, dai porti del sud. Fabbriche e vie di comunicazione sono gli obbiettivi dei bombardamenti; le distruzione di case, scuole, luoghi della cultura, ospedali sono gli inevitabili “danni collaterali”. Dall’estate del 1943 anche la Toscana è raggiunta dagli aerei alleati. Il 25 settembre 1943 Firenze è colpita per la prima volta nell’area della stazione di Campo di Marte, numerose le vittime per l’abbattimento di abitazioni vicine alla ferrovia.