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Con l’occupazione militare dei paesi conquistati, i nazisti promuovono la costituzione di governi collaborazionisti che devono modellare le comunità secondo il proprio modello ideologico e sfruttarne i territori a servizio delle esigenze belliche della Germania. Tali esperienze coinvolgono i diversi apparati dello Stato: dalle burocrazie alla magistratura ai corpi di polizia (fino allo stesso sovrano nel caso del Belgio), ma si incardinano spesso su movimenti filofascisti o componenti autoritarie e conservatrici pre-esistenti nei diversi contesti nazionali, come ad esempio: il movimento di estrema destra di Albert Mussert nei Paesi Bassi, quello “Rex” di Leon Degrelle in Belgio, il governo del reggente Horthy e poi gli ustaŝa in Croazia, le Croci frecciate di Szálasi in Ungheria, l’Unione nazionale di Vidkun Quisling in Norvegia o gli esponenti e gli apparati che danno vita alla repubblica di Vichy in Francia, guidata dal maresciallo Petain eroe della prima guerra mondiale e da un politico di lungo corso della Francia repubblica quale Pierre Laval. 

Specifica la vicenda italiana: il paese è il principale alleato del nazismo fino alla resa nel’estate del ’43. Dopo l’occupazione nazista della penisola, il Reich costituisce un governo collaborazionista , la Repubblica sociale italiana (RSI), affidandone la guida a Mussolini. I collaborazionisti gareggiano nell’applicazione rigorosa delle direttive naziste, così da accreditarsi ai nuovi dominatori e controllare con estremo rigore le popolazioni. Anche se spesso le loro autonome ambizioni di potere sono frustate dagli stessi nazisti interessati esclusivamente al soddisfacimento delle proprie esigenze.  Ciò appare in modo evidente nel caso italiano: le esigenze della RSI tese ad accreditarsi con la popolazione e a formare un nuovo esercito si scontrano con quelle dei nazisti finalizzate allo sfruttamento delle risorse umane e materiali, in una dialettica segnata dal ruolo imprescindibile che la presenza nazista ha per l’esistenza stessa del governo fascista. 

Il consolidamento dei sistemi collaborazionisti è favorito dall’opposizione al regime sovietico nelle regioni ad est, ed in generale dall’ostilità a tale modello diffusa sia fra i ceti dominanti che fra quelli medi, già travolti dal conflitto e dalle sue conseguenze, nei diversi paesi europei. Tuttavia, il prolungarsi della guerra e la sua evoluzione negativa per la causa hitleriana, con il peggiorare delle condizioni di vita e l’accentuarsi delle politiche di sfruttamento e spoliazione, rendono la presenza nazista e il legame con il Reich sempre più gravosi ed insopportabili a componenti crescenti della popolazione. La retorica della protezione della patria, con cui i collaborazionisti tentano di legittimarsi, si scontra infatti con una realtà antitetica, mentre naufragano i loro tentativi di autonome strategie di governo. Il manifestarsi di movimenti di Resistenza svela il fallimento della loro pretesa identificazione con la comunità nazionale.