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Giovani, laureati, profondamente antisemiti, sono gli efficienti e convinti esecutori delle politiche criminali naziste del BdS di Verona.

Siegfied Engel (1909-2006)

Nel maggio 1999 davanti al Tribunale Militare di Torino si aprì un processo assai tardivo: a più di cinquant’anni dai fatti, saliva alla sbarra in contumacia il tenente colonnello delle SS Siegfried Engel, nato in Prussia, a Warnau Havel il 3 gennaio 1909, novanta anni prima.
Definito dalla memorialistica della Resistenza “il boia di Genova”, Engel era stato dirigente della Polizia di Sicurezza nazista nel capoluogo ligure e in questa veste aveva diretto e organizzato ben quattro stragi di civili in Liguria tra l’aprile 1944 e il marzo 1945 e altri crimini. Un fascicolo a suo carico, dove si documentavano questi reati, fu messo insieme alla fine della guerra, ma andò “insabbiato” dalla Procura generale militare assieme ad altre centinaia di dossier inerenti i crimini di guerra commessi dai nazisti durante l’occupazione. Fortunosamente ritrovato negli anni Novanta, quel fascicolo e altra documentazione (rinvenuta negli archivi tedeschi) resero possibile aprire un dibattimento. Così Engel il 15 novembre 1999 fu infine dichiarato colpevole e condannato all’ergastolo sebbene in contumacia. Le autorità tedesche non concessero l’estradizione e il condannato poté rimanere a casa sua ad Amburgo fino alla morte avvenuta il 4 febbraio 2006 a novantasette anni.
Anche Engel, laureato in filosofia, apparteneva alla generazione dei giovani nazisti assurti a posizioni chiave di comando: colti, fanatici, operativamente molto radicali nella conduzione della guerra e dediti alla carriera. Il 30 gennaio 1945 infatti, quando il conflitto stava per volgere al termine, lo Engel era stato promosso Obersturmbannführer (tenente colonnello), in considerazione dei «buoni risultati» che aveva raggiunto con le sue imprese, le stesse per cui cinquant’anni dopo sarebbe stato condannato all’ergastolo.

Siegfied Engel (1909-2006)
Siegfied Engel (1909-2006)
1943-1945 NS-Täter in Italien. Progetto Le stragi nell’Italia occupata nella memoria dei loro autori, responsabili: Carlo Gentile e Udo Gümpel
www.ns-taeter-italien.org
BArch, R 9361-III/39025

Riferimenti bibliografici
Sara Berger, I signori del terrore. Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia (1943-1945), Verona 2016
Per notizie e materiali documentari sul processo ad Engel, v. il sito dell’Istituto per la storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Alessandria: https://www.isral.it/centro-di-documentazione-della-benedicta/gli-atti-del-processo-engel/.
Per la sentenza, v. il sito della Difesa Militare: https://www.difesa.it/Giustizia_Militare/rassegna/Processi/Pagine/EngelSiegfried.aspx.
1943-1945 NS-Täter in Italien. Progetto Le stragi nell’Italia occupata nella memoria dei loro autori, responsabili: Carlo Gentile e Udo Gümpel
www.ns-taeter-italien.org

Friedrich Bosshammer (1906-1972)

Primo Levi il 3 maggio 1971 testimoniò davanti al pubblico ministero Dietrich Hölzner del tribunale di Berlino Ovest per il processo intentato al colonnello delle SS Friedrich Bosshammer, incaricato della deportazione degli ebrei dall’Italia dal gennaio 1944 fino alla fine della guerra. Assieme alla sua deposizione Levi consegnò al magistrato tedesco una copia di Se questo è un uomo e un elenco dattiloscritto da lui accuratamente compilato con settantasei nomi di deportati e il loro destino: erano una parte -quella nota- dei novantacinque uomini «adatti al lavoro» che con Primo Levi erano entrati nel lager di Auschwitz il 22 febbraio 1944. Quella di Levi fu una delle duecento circa testimonianze della Shoah italiana giunte al dibattimento. Arrestato nel 1968 e poi processato, Bosshammer nell’aprile 1972 per il suo coinvolgimento nella deportazione di più di tremila ebrei dall’Italia fu condannato all’ergastolo. Ma morì pochi mesi dopo la sentenza, prima di scontare la sua pena a sessantasei anni. Era nato a Opladen (Renania), il 20 dicembre 1906. Laureatosi in legge nel 1933, nello stesso anno entrò nel partito nazista e nel 1937 nelle and SS-Schutzstaffel. Bosshammer apparteneva alla cosiddetta “gioventù di guerra”: una generazione che aveva trascorso infanzia e prima giovinezza tra il primo conflitto mondiale e l’instabile passaggio dall’Impero alla Repubblica di Weimar. Molti persecutori nazisti di rilievo facevano parte di questa schiera, costituita spesso da giuristi, dotati di una mentalità elitaria, nazionalisti, profondamente razzisti, radicali antisemiti, con attitudini al comando e aspirazioni di carriera. 

Nell’ottobre del 1941 Bosshammer cominciò ad occuparsi di questioni ebraiche presso la Gestapo di Kassel, e da lì organizzò il primo trasporto di ebrei diretto al ghetto di Riga (Lettonia). In seguito, nel 1942 divenne stretto collaboratore di Adolf Eichmann nell’ufficio IV B4 del RSHA a Berlino. Nel dicembre 1943 fu scelto come successore di Dannecker in Italia, dove giunse nel gennaio 1944 e divenne Judenreferat del Sicherheitsdienst (SD) di Verona. Qui diresse e organizzò le deportazioni degli ebrei dall’Italia verso i campi di sterminio, ricevendone anche una Croce al merito di guerra e una menzione ufficiale elogiativa per come si era «personalmente distinto» nella lotta contro gli ebrei e «in numerose azioni antiebraiche».

Dopo la guerra dapprima riuscì a fuggire in Austria sotto falso nome; una volta scoperto, tra il 1947 e il 1948 riuscì a defilarsi, facendo credere agli inquirenti di aver avuto una partecipazione solo formale all’ufficio di Eichmann. Nel 1952 ottenne di poter di nuovo esercitare come avvocato, fino ad essere di nuovo inquisito e questa volta condannato.

Riferimenti bibliografici

Primo Levi, Così fu Auschwitz. Testimonianze 1945-1986, con Leonardo De Benedetti, Einaudi, Torino, pp. 102-109 e 223-227

sito “Besatzung Krieg Verbrechen Deportation Widerstand Befreiung”: https://www.gedenkorte-europa.eu/content/list/9/]

S. Berger, I signori del terrore. Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia, 1943-1945, Verona 2016

Friedrich Bosshammer (1906-1972)
S. Berger, I signori del terrore. Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia, 1943-1945, Verona 2016

Theodor Dannecker (1913 -1945)

Theodor Dannecker fu il tipico rappresentante della nuova e giovane élite nazista di specialisti dello sterminio su scala europea. Nato a Tubinga il 27 marzo 1913, nel 1918 rimase orfano del padre caduto in guerra. Dopo aver studiato economia a soli diciannove anni, pochi mesi prima che Hitler prendesse il potere, divenne membro del Partito nazionalsocialista (NSDAP) e in breve tempo si unì alle SS-Schutzstaffel (Squadre di protezione), organizzazione paramilitare del partito comandata da Heinrich Himmler. Nel giugno 1935 entrò nell’SD- Sicherheitsdienst, il Servizio di sicurezza e intelligence delle SS creato nel 1932 da Reinhard Heydrich: una qualificata e omogenea équipe di giovani nazisti, istruiti, sicuri di sé, ideologicamente inflessibili, radicalmente antisemiti, e professionalmente atti a trasformare le direttive del partito in radicali pratiche politiche. Dannecker dimostrò di possedere tutte queste competenze e nel giugno 1937 fu promosso alla sezione “Affari ebraici”, divenendo stretto collaboratore di Adolf Eichmann a Vienna, dopo l’annessione dell’Austria, dove “imparò” a organizzare spoliazioni ed espulsioni degli ebrei. Il suo momento giunse all’inizio della seconda guerra mondiale, dopo la conquista della Francia: nel settembre 1940 fu infatti inviato a dirigere lo Judenreferat (Sezione ebraica) di Eichmann a Parigi. Dimostrò molta abilità nell’interazione costante con le organizzazioni ebraiche e con i collaborazionisti francesi, riuscendo a realizzare misure sempre più radicali di segregazione. Quando Hitler e la sua leadership optarono per lo sterminio totale degli ebrei europei, Dannecker mise a frutto le sue capacità di “specialista”, organizzando tra il marzo e l’agosto 1942 le deportazioni di massa degli ebrei francesi verso i campi di sterminio. La più feroce di queste operazioni, cinicamente denominata Vent printanier (Vento di primavera), si svolse a Parigi tra il 16 e il 17 luglio 1942, quando in un ben coordinato rastrellamento tedesco-francese furono catturate più di 13 mila persone: i singoli e le coppie senza figli furono mandati direttamente al campo di transito di Drancy; gli altri 8160 -uomini, donne e bambini- furono radunati al Vélodrome d’Hiver, per essere poi tutti deportati ad Auschwitz. Nell’agosto 1942, accusato di abusi, Dannecker fu richiamato a Berlino, ma la sua carriera non ne soffrì. Dal gennaio al settembre 1943 fu incaricato della “soluzione finale” in Bulgaria, attuando la deportazione di ebrei dalla Macedonia e dalla Tracia. Nel settembre 1943 giunse in Italia dove sotto il suo comando, che durò fino al gennaio 1944, si attuarono la grande razzia degli ebrei romani il 16 ottobre 1943, e le successive retate a Firenze, Siena, Bologna, Montecatini Terme, Torino, Genova, Milano. Infine dopo un breve ritorno in Bulgaria, Dannecker chiuse la sua carriera con la partecipazione alla deportazione degli ebrei ungheresi nell’estate 1944. Alla fine della guerra, catturato dagli americani, il 10 dicembre 1945 nel carcere bavarese di Bad Tölz si suicidò. 

Riferimenti bibliografici 

Sara Berger: https://perspectivia.net/servlets/MCRFileNodeServlet/pnet_derivate_00004542/berger_persecutori.pdf

Sara Berger, I signori del terrore;

Jason Dawsey: https://www.jewishvirtuallibrary.org/theodor-dannecker

Theodor Dannecker (1913 -1945)
S. Berger, I signori del terrore. Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia, 1943-1945, Verona 2016
Theodor Dannecker (1913 -1945)
S. Berger, I signori del terrore. Polizia nazista e persecuzione antiebraica in Italia, 1943-1945, Verona 2016

Otto Alberti (1908-?)

Capitano (Hauptsturmführer) delle SS diresse dal novembre 1943, con qualche interruzione, l’Aussenkommando-AK per la Toscana dipendente dall’ufficio centrale veronese del BdS. Fu poi con lo stesso ruolo a Parma. Già funzionario di polizia di carriera, giunse in Italia dopo aver prestato servizio all’Est. Dopo la guerra rientrò nei ranghi della polizia a Kiel, dove rimase come commissario capo della polizia criminale fino agli anni Sessanta. Insieme con il suo sottoposto, il maresciallo delle SS (Oberscharführer) Josef Ettl responsabile per la questione ebraica, contrastò la Resistenza e procedette agli arresti degli ebrei in stretta relazione con l’istituzione antisemita della prefettura della RSI, l’Ufficio Affari Ebraici di Firenze e con il Reparto Speciale di Mario Carità, tristemente noto per i suoi comportamenti criminali.

Fonti: Liliana Picciotto, Sara Berger, Osti Guerrazzi, Carlo Gentile