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L’invasione della Polonia da parte della Germania nazista segna l’inizio della seconda guerra mondiale. A poco più di venti anni dalla fine del precedente conflitto, l’Europa e quindi il mondo si trovano coinvolti in un nuovo evento bellico. Le popolazioni e i territori dei Paesi ne sono progressivamente travolti senza alcuna divisione fra linee del fronte e retrovie, fra militari e civili. La guerra è così integrale, invasiva, devastante da essere definita “totale”.

Questo carattere ridefinisce l’essenza stessa del conflitto. Essa è l’esito di tendenze precedenti già evidenti nella “grande guerra” del 1914-’18: dall’evoluzione esponenziale dell’industria delle armi che produce prodotti sempre più potenti e distruttivi alla violazione di norme internazionali riconosciute, come il principio di neutralità di uno Stato. Ma è al tempo stesso espressione dell’originalità ideologica e razzista del nazismo. La volontà del Reich (e dei suoi alleati e “collaboratori” a partire dall’Italia fascista) di definire un “nuovo ordine” comporta l’occupazione e la trasformazione dei vari Paesi, rimodellati sul modello nazista e posti al servizio delle sue esigenze. La radicalità del conflitto determina anche l’assolutizzazione della figura del nemico e la sua estensione a chiunque non solo combatta o si opponga al progetto nazista, ma anche “semplicemente” non lo sostenga. La dimensione razzista, infine, giustifica il diverso carattere di repressione e violenza, anche nei confronti della popolazione esercitato dai nazisti e dagli alleati nei confronti delle popolazioni slave, ritenute inferiori, e quindi degli italiani dopo l’armistizio del nostro Paese nel settembre del 1943, con la rottura dell’alleanza strategica che aveva legato Germania e Italia negli anni precedenti.

La dimensione totale si esplicita nel rapporto di ciascuno con il conflitto. Non più solo indirettamente per la partenza di congiunti per il fronte e, spesso, per i lutti conseguenti. L’impatto della guerra muta la quotidianità: dalle limitazioni alle libertà di spostamento (coprifuoco), al drammatico peggioramento delle condizioni alimentari (razionamento), all’impatto con gli effetti della guerra aerea e con il passaggio del fronte che trasforma i territori e le città in campi di battaglia. Nessun luogo è più sicuro. Il conflitto non risparmia nessuno, neppure gli inermi. Ci si mobilita e ci si sacrifica per esso. Ad esso ci si oppone e si cerca di sottrarsi. Ma nessuno in quegli anni vi può prescindere.