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L’eliminazione degli ebrei europei ebbe il suo epicentro nell’Europa Orientale, sia con i massacri di massa nei territori sovietici occupati dai nazisti a partire dal giugno 1941, sia tramite gli impianti “industriali” di messa a morte, creati negli appositi campi di sterminio situati in Polonia. Ma fin dall’inverno del 1939, la quasi totalità dei due milioni e più di ebrei polacchi,  e in seguito le altre comunità ebraiche dell’Europa orientale occupata furono contemporaneamente coinvolti nel processo di ghettizzazione. 

Pur ancora in assenza di un definito piano di sterminio (che sarebbe stato messo a punto solo nel settembre del 1941)2, a partire dall’ottobre 1939, con un andamento irregolare ma ininterrotto la popolazione ebraica fu progressivamente depredata dei propri beni, deportata, concentrata in specifiche aree recintate dei centri urbani e sottoposta a lavori forzati. 

In Polonia, in base a un’ordinanza di Reinhard Heydrich (capo della Polizia di Sicurezza del Reich), del 21 settembre 1941, fu istituito nell’ottobre 1939 a Piotrków Trybunalski3 (voivodato di Łódź) il primo ghetto, a cui molti altri seguirono: a Łódź (aprile 19404), a Varsavia (novembre 1940), a Lublino (marzo 1941)5 e via via in tutti i  principali centri urbani fino a contarne con più di quattrocento6. Altri ghetti di differente durata e caratteristiche furono creati anche nei paesi baltici, in Boemia (Terezin), in Romania e nei territori sovietici.

La vita quotidiana per gli ebrei segregati fu drammaticamente contrassegnata da condizioni proibitive: cronico sovraffollamento, fame, epidemie, incontrollati arbitrio e violenze, altissima mortalità. In ogni ghetto l’amministrazione e il lavoro coatto venivano gestiti dai Consigli ebraici (Judenräte) creati dai nazisti allo scopo di rendere esecutivi i loro ordini, anche i più nefandi. Emblematici per comportamenti di segno opposto furono presidente dello Judenrat di Varsavia, Adam Czerniaków (1880-1942), che davanti all’intimazione di consegnare i bambini ebrei per essere eliminarti a Treblinka, si suicidò; e Chajm Rumkovski (1877-1944), presidente dello Judenrat di Łódź, che nell’illusione di salvarsi la vita fino alla fine collaborò alacremente con i carnefici.

Pur in questa compagine frammentata, deperita e soggetta a una feroce oppressione non mancò tuttavia una vita sociale, culturale, religiosa intensa e variegata. Ci furono poeti, memorialisti, scuole, rappresentazioni teatrali, concerti, associazioni di mutuo soccorso, come documenta l’imponente archivio storico clandestino Oyneg Shabes (“Gioia del Sabato”, fondato nel ghetto di Varsavia dal giovane storico sionista laico Emanuel Ringelblum (1900-1944) e fortunosamente ritrovato nel dopoguerra. 

Infine a partire dalla fine del 1941, quando Hitler e la leadership nazista, anche in relazione all’andamento sfavorevole della guerra, optarono per la completa eliminazione degli ebrei d’Europa, anche i ghetti peraltro già decimati da ogni genere di flagelli,  non di colpo ma per ondate successive, a partire dalla primavera del 1942, furono destinati alla completa liquidazione7. Malgrado la durezza delle condizioni di vita, anche nei ghetti si sviluppò una resistenza ebraica, culminata nell’insurrezione del ghetto di Varsavia nella primavera del 1943, tanto disperata quanto eroica. Come spiegò il vicecomandante dell’insurrezione Ytzhak Zukerman, «la cosa veramente importante fu la forza dimostrata dai giovani ebrei, i quali dopo anni di sottomissione sfidarono i loro carnefici, e invece di morire a Treblinka, scelsero di morire per l’insurrezione».8

 1 [2,2 MILIONI DI EBREI POLACCHI: FRIEDLÄNDER, p. 51 ///  2 MILIONI O QUASI: CORNI, p. 852]

[FRIEDLÄNDER, p. 325]

3  [GHETTO DI PIOTRKOW TRIBUNALSKI, OTT. 1939; FRIEDLÄNDER, p. 67 /// CORNI, p. 853]

4 FRIEDLÄNDER, p. 67 /// CORNI INVECE DICE: MAGGIO 1940, p. 853

5  FRIEDLÄNDER, p. 67.

6  CORNI, p. 855.

7 FRIEDLÄNDER, p. 415 (marzo 1942: prime deportazioni a Chelmno dal ghetto di LODZ)

8 NECHAMA TEC, La resistenza ebraica in Storia della Shoah, p. 1031.

[Riferimenti bibliografici principali:

Friedländer, Corni, Encicl, Shoah, Corni suo volume; Hilberg]