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Con le soppressioni delle libertà, delle associazioni, dei partiti e dei sindacati non fascisti, fra il 1925 e il 1926, il governo porta a compimento la svolta autoritaria iniziata con la Marcia su Roma. Ma come riesce il regime a inquadrare e dominare la società italiana oltre i consensi diffusi negli ambienti nazionalisti, conservatori, militari, fra i ceti medi e i gruppi dominanti tradizionali? Consolida il vasto sistema repressivo esistente: potenzia la polizia, alla quale affida poteri inquirenti, e fonda quella segreta (OVRA), crea reati politici e un sistema articolato di pene che culmina con il ripristino di quella capitale, istituisce il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, crea capillari reti di spie diffuse sul territorio, così che chiunque sappia di essere sempre sotto controllo. Contemporaneamente, grazie al partito e a organizzazioni di massa quali l’Opera nazionale balilla e l’Opera nazionale dopolavoro, articola un sistema di assistenza e di sussidi, intrecciato alla somministrazione di occasioni di svago (feste, gite, pacchi dono della “Befana fascista” per i bimbi dei lavoratori, tornei sportivi, canori, musicali, recupero delle tradizioni folclori che locali), tanto più graditi in anni di gravi crisi economiche. La possibilità di lavorare nello Stato negli pubblici parastatali e amministrativi è subordinata all’iscrizione al PNF; certamente la tessera facilita l’esercizio di ogni professione ed attività . Questo articolato sistema alimenta adesioni e consensi, ed è, al tempo stesso, un ricatto efficace per mantenere docili ed allineati gli italiani, pena la perdita di aiuti e vantaggi, se non dello stesso lavoro e, quindi del sostentamento per la propria famiglia. Infine la costruzione di una narrazione fascista, identificata con la Nazione e la storia patria, è alimentata dalla propaganda, dall’abile uso dei mezzi di comunicazione di massa (stampa, radio e cinema), dal sistema educativo e culturale piegati alle esigenze del Regime e funzionali al suo consolidamento.  Il raggiungimento del Concordato con la Chiesa cattolica (1929) e il consenso suscitato dal regime fra i vertici istituzionali e i centri di potere del Paese, così come nelle cancellerie europee anche degli stati democratici ne rafforza la certezza della stabilità e della forza fra la popolazione.