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Museo » La guerra “grande” degli europei: palestra di violenza » Imperialismi

Le pratiche di dominio coloniale che segnano la storia dell’età moderna affermano fra gli europei la concezione del proprio primato sugli altri continenti, che diviene senso comune all’interno di realtà statuali e culturali diverse; senza dimenticare gli “ex” europei: gli USA e la loro politica di sfruttamento e violenza diffusa a danno dei nativi americani. Nel corso dell’Ottocento – ed in particolare con la seconda rivoluzione industriale nella parte finale del secolo – lo sviluppo scientifico, tecnologico, industriale accentua il divario e il senso di superiorità in un mondo i cui spazi sono progressivamente ridotti dalle innovazioni nel sistema dei trasporti e delle comunicazioni. Mire di potenza, aspettative individuali, concezioni razziste si intrecciano indissolubilmente come sostrato delle politiche di conquista e delle dinamiche diplomatiche degli Stati europei. Nell’atmosfera culturale del positivismo darwiniano l’eliminazione delle razze “inferiori” è parte della piena affermazione di quel progresso considerato inevitabile per i popoli del vecchio continente. Dietro la retorica della civilizzazione, si afferma una realtà di saccheggi di risorse naturali e materie prime tramite imposizioni e umiliazioni ai danni delle popolazioni locali, spesso costrette al lavoro coatto. Ma lo sfruttamento dei territori comporta anche pratiche di violenza diffusa (sono stimati almeno 10 milioni di morti nel Congo colonia “personale” del re del Belgio Leopoldo II), di segregazione concentrazionaria, finanche di genocidi coloniali “preterintenzionali”, quali danni collaterali, non pianificati, di una piena politica di conquista, legittimata dalla superiorità del dominatore, come ad esempio, nel caso del genocidio degli herero, popolazione dell’Africa sud-occidentale, ad opera dell’esercito del reich guglielmino nel 1904. Ultima fra le potenza nazionali europee, anche l’Italia tenta la strada imperiale con le conquiste coloniali nel corno d’Africa (Somalia, Eritrea); ma la sconfitta di Adua nel 1896 mette fine alle ambizioni nazionali. Mentre la partita imperiale sarà ripresa solo 40 anni dopo dal fascismo, nel 1911 la guerra italo-ottomana porta il nostro paese a conquistare le terre della Cirenaica e della Tripolitania, sfruttando proprio la fragilità dell’impero ottomano.