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In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 i tedeschi occupano rapidamente buona parte dell’Italia centrosettentrionale e contestualmente organizzano le strutture necessarie per gestirne il territorio. L’ambasciatore Rudolph Rahn viene nominato Plenipotenziario del Reich per l’Italia, mentre il comando della Wehrmacht è affidato al maresciallo Albert Kesselring.

A settembre vengono istituite la Zona d’operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland), nelle provincie italiane di Bolzano, Trento e Belluno, e la Zona d’operazioni del Litorale adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland) nelle province italiane di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana. Entrambe sono controllate direttamente dall’amministrazione tedesca. 

I vertici nazisti favoriscono anche la creazione di un nuovo stato fascista, come previsto nei mesi precedenti dall’operazione Achse, il piano operativo ideato per pianificare l’invasione della penisola e poi sfruttarne uomini e mezzi. A tale proposito Mussolini, prigioniero a Campo Imperatore sul Gran Sasso, è liberato il 12 settembre da un reparto speciale della Wehrmacht e inviato in Germania. 

Nell’arco di pochi giorni sono poste le basi della Repubblica sociale italiana (Rsi), un nuovo stato gestito dall’apparato burocratico fascista con giurisdizione su un territorio che si riduce progressivamente in conseguenza dell’avanzata alleata. L’esercizio reale dei poteri è tuttavia in mano ai tedeschi, che si servono della Rsi principalmente in ambito amministrativo e militare, per gestire le risorse umane ed economiche della penisola, per affrontare il movimento partigiano e in misura minore nello scontro con l’esercito alleato. 

Sedi degli enti governativi e istituzionali della Repubblica sociale sono collocate in diverse zone dell’Italia settentrionale. Il Ministero della Cultura e quello degli Esteri, retto da Mussolini, sono posti a Salò e per questo il nuovo stato viene definito anche Repubblica di Salò. 

La repubblica fascista ha un proprio esercito, nel quale confluiscono una minoranza dei militari che componevano le forze armate sabaude. Le truppe sono alle dipendenze del maresciallo Rodolfo Graziani, il quale firma diversi bandi di leva per accrescere i propri effettivi. L’operazione tuttavia ha scarso successo, migliaia di richiamati non si presentano ai distretti militari e preferiscono fuggire alla macchia andando ad ingrossare le file del movimento resistenziale. 

Nascono sotto le insegne fasciste anche numerosi corpi paramilitari. L’apparato repressivo della Repubblica sociale si articola in un eterogeneo e multiforme insieme di enti e istituzioni che trovarono spazio, secondo alterne fortune, nei vuoti di potere lasciati liberi dal nuovo stato, nato in condizioni precarie e incapace di controllare tutte le proprie diramazioni. Tra le formazioni più attive le Brigate nere e la Guardia nazionale repubblicana (Gnr), che riunisce volontari della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn), il corpo dei Carabinieri e la Polizia dell’Africa italiana. 

Lo stato italiano collabora energicamente con gli occupanti tedeschi, fornendo merci, macchinari, donne e uomini atti alle armi e al lavoro; garantendo sostegno logistico e operativo nella persecuzione e nell’eliminazione di ebrei, dissidenti e oppositori. Gli italiani requisiscono, rastrellano, torturano, uccidono assieme agli alleati tedeschi, ma spesso anche in totale autonomia.