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La struttura organizzativa dei campi di concentramento sotto il controllo delle SS attraversa varie fasi. Si passa da una prima rete concentrazionaria, i cosiddetti “campi selvaggi”, con quello più noto di Dachau istituito a poche settimana dalla presa di potere del nazismo, nel marzo del 1933 – ma ce ne sono alcuni dai  nomi sconosciuti di Columbia-Haus, Lichtenburg, Sachsenburg e Börgermoor – dove vengono detenuti soprattutto oppositori politici, ad una struttura molto più organizzata che giunge nel 1936 in seguito all’affermarsi delle SS e del loro capo Heinrich Himmler dopo vari conflitti interni tra istituzioni, la Inspektion der Konzentrantionlager (IKL, Ispettorato dei campi di concentramento) con sede prima a Dachau (Monaco di Baviera) e poi a Oranienburg nei pressi di Berlino. Nasce quindi sotto questa struttura organizzativa una nuova rete di campi sull’esempio di Dachau che funge da modello per gli altri, è sottoposta a nuove regole e gerarchie e consolida il potere delle SS. Fanno parte di questa rete i campi più noti come Sachsenhausen, Buchenwald, Ravensbrück e dal 1938, dopo l’annessione dell’Austria, anche Mauthausen. Il lavoro forzato che viene imposto ai deportati in questa fase è di natura afflittiva. Il sistema cambia e dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale e l’internazionalizzazione dei deportati man mano che la Germania nazista conquista e occupa nuovi territori a est come a ovest. Negli anni a seguire, con l’andamento della guerra meno favorevole alla Germania nazista dopo la disfatta di Stalingrado, s’impone un aumento della produzione di armamenti di ogni genere. A questo scopo, la struttura organizzativa dei KL cambia: da IKL, nel 1942 diventa WVHA (SS-Wirtschafts- und Verwaltungshauptamt, Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS), a dimostrazione della prevalenza, in questa fase, dell’aspetto di sfruttamento produttivo del lavoro schiavo dei deportati. Proliferano una grande quantità di sottocampi. Ciascun campo principale arriva ad avere una rete di sottocampi (Mauthausen p.es. ne avrà 49, Dachau 163), in modo che molti stabilimenti industriali – di proprietà delle SS o di privati – hanno un sottocampo nelle proprie vicinanze, per poter attingere a manodopera schiavile. Il lavoro non era comunque garanzia di sopravvivenza. L’annientamento attraverso il lavoro (Vernichtung durch Arbeit) è l’espressione estrema che meglio caratterizzava la contraddizione tra l’ambizione di ottenere il massimo rendimento (e il massimo dei profitti) e la realtà dell’annientamento fisico degli avversari politici e “razziali” (vedi Arbeitsjuden) quando questi ultimi non fossero stati  eliminati al loro arrivo nelle camere a gas. (vedi capitoli sulla Shoah)