Seleziona una pagina

Il 25 luglio 1943, in seguito allo sbarco delle truppe angloamericane in Sicilia avvenuto il 10 luglio, Mussolini viene destituito dal Gran consiglio del fascismo e arrestato dal re Vittorio Emanuele III, che incarica il maresciallo Pietro Badoglio di formare un nuovo governo. 

La notizia è accolta dalla popolazione con festeggiamenti e manifestazioni di piazza, nella speranza che con la caduta del duce l’Italia esca dalla guerra. La reazione degli italiani assume proporzioni significative, ma l’avversione alla dittatura non si manifesta con episodi di violenza contro le persone, limitandosi a colpire simboli ed emblemi del regime.

Nei giorni seguenti il nuovo esecutivo scioglie il Partito nazionale fascista, il Gran consiglio del fascismo, il Tribunale speciale per la difesa dello stato e le principali organizzazioni del regime. Contemporaneamente avvia trattative segrete con gli Alleati per ottenere un armistizio, firmato il 3 settembre a Cassibile e annunciato via radio dal maresciallo Badoglio l’8 settembre 1943. Di nuovo si verificano manifestazioni popolari in tutta la penisola, nella convinzione riportata anche su molti quotidiani che per l‘Italia la guerra sia definitivamente finita.

L’armistizio viene affrontato in modo diametralmente opposto dalle potenze dell’Asse. Il Governo Badoglio, il re e lo Stato Maggiore del Regio esercito si rivelano inadeguati a gestire un momento così critico e fuggono verso Brindisi, nel territorio passato sotto il controllo degli anglo-statunitensi. Hitler e il gruppo dirigente tedesco hanno invece preventivato da tempo una possibile defezione dell’ex alleato e non si fanno trovare impreparati. Lo stesso 8 settembre mettono in atto il piano Achse:  disarmo repentino delle truppe di casa Savoia, assunzione del controllo militare della penisola, rastrellamenti a tappeto per recuperare quanti più fuggitivi possibile e trasferimento dei prigionieri in Germania, per lo sfruttamento della loro manodopera.

La fuga a sud del re e di Badoglio provocano la rapida dissoluzione dell’esercito italiano e una situazione completamente nuova: in poco tempo l’Italia torna ad essere campo di battaglia dove si scontrano eserciti stranieri e gli italiani si trovarono divisi in due zone distinte, una sotto il controllo tedesco, l’altra dominata dagli anglo-americani. Nella penisola nascono due governi contrapposti. Nel centro nord la Repubblica sociale italiana, nuovo stato fascista con a capo Mussolini che continua la guerra al fianco del Reich nazionalsocialista; nel centro sud il Regno d’Italia, conosciuto come “Regno del Sud”, con a capo Vittorio Emanuele III che si pone nell’alveo delle potenze alleate e nel corso dei mesi successivi fornisce uomini e mezzi per contrastare le forze nazifasciste.