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“Vite non degne di essere vissute”

La “morte dolce”, così i nazisti chiamavano la politica eugenetica di igiene razziale che servì ad eliminare coloro che, per le loro menomazioni fisiche e mentali, essi consideravano inferiori e una minaccia per la cosiddetta razza ariana. 

Nel luglio del 1933 fu emanata la prima legge per la sterilizzazione forzata dei disabili. Circa 400.000 mila tedeschi furono sterilizzati. Nel 1939, dopo un’efficace campagna di propaganda che giustificava le uccisione come un risparmio economico per lo stato, si passò all’eutanasia dei bambini sotto i tre anni nati con malformazioni o con gravi malattie ereditarie. In diversi reparti pediatrici venne pianificata l’uccisione dei bambini attraverso la somministrazione di barbiturici, in particolare con il luminal, ma anche facendoli morire di fame.

Dopo lo scoppio della guerra, Hitler firmò la lettera che diede il via libera anche all’uccisione degli adulti disabili dell’Aktion T4, dal numero civico di via Tiergarten a Berlino dove si trovava l’organizzazione che aveva pianificato il programma di eutanasia. Essendo questi molto più numerosi, per la loro eliminazione utilizzarono un metodo diverso e ritenuto più efficace: le camere a gas. 

Queste furono istallate nei centri di sterminio a Brandeburg, Grafeneck, Hartheim, Sonnenstein. Bernburg e Hadamar. I sei centri erano dotati anche di un forno crematorio per bruciare i cadaveri dei disabili, che venivano uccisi subito dopo il loro arrivo con il monossido di carbonio. Fino all’agosto 1941, almeno 70.000 persone furono eliminate in questi centri. 

Per nascondere questo massacro, alle famiglie venivano inviati dei falsi certificati di morte. L’occultamento dei crimini non durò a lungo. Numerosi parenti iniziarono a protestare per l’assassinio dei loro congiunti. Il 3 agosto 1941 il vescovo cattolico di Münster in Vestfalia, Clemens August Graf von Galen, nel corso di un sermone, denunciò quello che stava accadendo. Per evitare tensioni interne e per tranquillizzare e mantenere coesa l’opinione pubblica, dal momento che era in corso l’invasione dell’URSS, Hitler diede l’ordine di far cessare le gassazioni. Nonostante ciò, con farmaci o perché lasciati morire di fame, l’assassinio dei disabili continuò in alcuni ospedali speciali. Quella che viene chiamata l’eutanasia “selvaggia” cessò solo dopo la fine della guerra. Mentre le camere a gas dei centri di Bernburg, Sonnenstein e Hartheim furono utilizzati per eliminare i prigionieri dei campi di concentramento. Quest’ultima operazione è conosciuta con il nome in codice di Aktion 14f13. Durante l’invasione della Polonia e dei paesi dell’est, pazienti disabili degli ospedali furono uccisi dai gruppi di intervento speciali (Einsatzgruppen) delle SS. Circa novanta esperti della T4, diretti da Christian Wirth, furono chiamati ad organizzare i centri di sterminio di Bełzec, Sobibór e Treblinka per la Soluzione finale.