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Il 6 settembre 1978 Primo Levi fu invitato da Gianfranco Maris, presidente dell’Aned, a far parte del comitato operativo per un Memorial italiano ad Auschwitz; l’invito era stato deliberato il 27 luglio dal Comitato di presidenza dell’associazione. Levi accetto ≪con molto piacere, sperando di essere pari al compito≫, e durante una riunione svolta il 7 ottobre presso la sede milanese dell’Aned fu incaricato di ≪redigere un testo-base sul quale proseguire la discussione≫.

Levi lo presentò alla riunione successiva, che ebbe luogo a Torino il 13 novembre: fu approvato, e lo si inviò agli altri membri del comitato.

Nessuna delle versioni della Bozza finora emerse reca la firma di Primo Levi, che forse la omise per understatement, avendo accettato di partecipare a un lavoro collettivo per il quale gli era stato commissionato un ≪testo-base≫.

Il testo avrebbe dovuto far parte di una sceneggiatura “parallela” a quella fatta sulle immagini fotografiche da Samonà.

Questa sceneggiatura pare fosse stata affidata a Nelo Risi, che poi si defilò, lasciando come traccia la sola frase di Heine presente nel testo di Levi. Soccorre solo un brano tratto da un’intervista rilasciata a Silvia Giacomoni: ≪Ho smesso di fare il reduce da quando scrivo, ma continuo a esserlo. La settimana prossima mi troverò con Nelo Risi e Lodovico Belgiojoso per organizzare un memorial italiano ad Auschwitz≫. (Il mago Merlino e l’uomo fabbro, in ≪la Repubblica≫, Roma, 24 gennaio 1979, ora in Primo Levi, Conversazioni e interviste 1963-1987, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 1997, pp. 119-20).

Lo Scenario, che si doveva aprire con una rapida presentazione generale, è diviso in quattro parti: il progetto del Memorial illustrato da Belgiojoso, il testo-Levi (al punto 2, sotto il titolo ≪La trama≫), una breve sintesi del lavoro di Mario Samonà, infine (punto 4, titolo ≪Il commento≫) una scelta di frasi – citazioni da Heine, Mussolini, Matteotti, Parri, Goebbels, Bobbio, o tratte dal Manifesto fascista della razza e dalla Bibbia – di cui il medesimo Samonà si sarebbe avvalso come falsariga per i suoi interventi grafici.

Dopo la cerimonia inaugurale l’Aned propose nuovamente il testo “lungo” di Levi, anche qui corredato di firma, in un fascicolo del suo mensile ≪Triangolo Rosso≫, Speciale su Auschwitz, che conteneva svariate fotografie della cerimonia e un’immagine della lapide in versi. L’opuscolo, di dodici pagine, riporta l’indicazione ≪anno 7°≫ ma non specifica il mese di stampa. Il testo di Levi è a pagina 2, con un nuovo titolo redazionale: Visitatore osserva e medita. Anche stavolta il testo è esemplato sul dattiloscritto Aned, e anche qui manca l’aggettivo ≪razziali≫ per le ≪leggi di Mussolini≫. Assente per propria volontà dalla cerimonia di Auschwitz-Oświęcim, Levi consegnò alla sua amica Gabriella Poli, redattrice della ≪Stampa≫, la bozza concordata nel 1978, ≪nel caso avesse voluto servirsene al momento dell’inaugurazione≫ magari per un’anticipazione su La Stampa.  Il testo riprodotto in Echi conserva i numeri aggiunti a mano da Levi: e coincide, salvo la scomparsa del titolo provvisorio e della data, con quello raccolto nel primo volume delle Opere di Levi curate nel 1997 da Marco Belpoliti (pp. 1335-36), dove si intitola Al visitatore.