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La Germania è interessata a mantenere il controllo dell’Italia per due principali motivi: la posizione strategica della penisola e il suo potenziale economico. 

La penisola rappresenta infatti un territorio cruciale per arrestare l’avanzata anglo-americana lontano dal confine meridionale del Reich nazionalsocialista. Sul piano militare è principalmente questo elemento, piuttosto che il salvataggio dell’Asse Roma-Berlino, che suggerisce al Führer di non abbandonare il territorio italiano e di trasformarlo nel teatro di una guerra combattuta chilometro per chilometro. 

Oltre alla necessità di servirsi dell’Italia come cuscinetto, la determinazione della Germania nel conservare il controllo della penisola è spiegata dalla possibilità di sfruttarne sia il potenziale economico, industriale ed agricolo, sia quello umano. Molti gerarchi tedeschi considerano infatti estremamente positiva l’opportunità di utilizzare incondizionatamente gli italiani come lavoratori per lo sforzo bellico del Reich, tanto più in una fase di progressivo abbandono dei territori occupati nell’est europeo che in precedenza hanno costituito un’area di indiscriminato saccheggio. 

A tale proposito il Ministro della Propaganda Joseph Goebbels registra sul proprio diario: “La catastrofe italiana si è rivelata un buon affare per noi, sia con la cattura delle armi, sia con l’acquisto di manodopera”.

L’internamento dopo l’8 settembre di quasi settecentomila soldati italiani è il risultato di un piano premeditato per il trasporto coatto in Germania di lavoratori forzati che non sarebbe stato possibile procurarsi con metodi diversi. 

Il responsabile dell’invio di manodopera in Germania è Fritz Sauckel, nazista della prima ora poi condannato alla pena di morte durante il processo di Norimberga. Sotto la sua guida sono usati i procedimenti più disparati per approntare il trasferimento coatto del maggior numero possibile di uomini e donne abili al lavoro dalle aree minacciate dall’occupazione anglo-americana alla zona sotto controllo dei tedeschi.

Nella penisola dopo il fallito tentativo di convincere da due a tre milioni di italiani a recarsi in Germania per lavorare, l’unico mezzo per ricavare manodopera forzata sono le razzie indiscriminate. Oltre ai cittadini comuni, vengono destinate al lavoro forzato numerose classi di richiamati alle armi.