Seleziona una pagina

Il fascismo, esaltando il culto della virilità, preferisce non perseguitare apertamente gli omosessuali italiani. Il codice panale non prevede la sua penalizzazione che è demandata alla sfera morale e religiosa. Solo quando, l’“abominevole vizio” diventa visibile, essi sono emarginati, condannati al confino e al lavoro forzato. La maggior parte con l’accusa di aver attentato “alla morale e all’integrità della razza”. Agli ex confinati omosessuali, lo Stato italiano non ha dato nessun riconoscimento né emanato nessun atto riabilitazione. 

        “È da otto mesi che sospiro la libertà tutti i giorni, in tutte le ore, in tutti i momenti… Quattro lunghi mesi di prigione, pene e vergogne e, di più grave, una manata di fango sul viso di quattro sorelle e tre fratelli e dei miei onestissimi genitori. Perché tutto ciò?”.

                                                                                             Lettera del confinato omosessuale Orazio B. al Ministero della Giustizia. 

Vignetta dalla graphic novel In Italia sono tutti maschi, di Sara Colaone e Luce De Santis.

“La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così tra noi diffuso da giustificare l’intervento del legislatore…”

Dalla discussione del 1927 della commissione Appiani per l’inserimento nel codice penale di un articolo che puniva l’omosessualità.

Il film racconta storia di Gabriele (Mastroianni) che il 6 maggio 1938, mentre il regime celebra la storica visita di Hitler a Roma, viene arrestato per il suo orientamento sessuale e inviato al confino in Sardegna. 

La locandina del film di Ettore Scola del 1977