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Dopo la caduta di Mussolini del 25 luglio 1943 il governo Badoglio emana un decreto per la scarcerazione di tutti i detenuti politici condannati dal Tribunale speciale per la difesa dello stato, che tornano in libertà e riorganizzano associazioni e partiti antifascisti. Nel breve lasso di tempo dei quarantacinque giorni iniziano così a crearsi gli spazi per la rinascita di una nuova realtà sociale, finalmente libera dal clima oppressivo dei venti anni precedenti. 

L’evoluzione della vita politica italiana subisce però una dura battuta d’arresto l’8 settembre 1943. In seguito alla dichiarazione dell’armistizio e la nascita della Repubblica sociale italiana per i partiti politici antifascisti non rimane più nessuno spazio di manovra e l’unica via percorribile diventa quella del ritorno alla clandestinità.

A partire da quei giorni nasce un eterogeneo movimento di resistenza che mette insieme tante anime diverse unite dalla volontà di opporsi ai regimi nazista e fascista. Ne fanno parte donne e uomini di orientamenti politici anche molto diversi: comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici. 

Già dal 9 settembre si forma a Roma il primo Comitato di liberazione nazionale (Cln), che riunisce i principali partiti antifascisti: Partito socialista di unità proletaria, Partito comunista, Partito d’Azione, Democrazia Cristiana, Democrazia del Lavoro e Partito liberale. Coloro che durante tutto il ventennio hanno rifiutato di sottomettersi al fascismo ritengono indispensabile rivendicare la propria opposizione al regime.

Contemporaneamente, in molte città dell’Italia centrosettentrionale nascono in modo spontaneo i primi gruppi di partigiani, che hanno solo sporadici contatti con le componenti politiche del nascente movimento. Le motivazioni individuali della scelta resistenziale sono molte e si intrecciarono le une con le altre creando la base per una decisione complessa. 

Dopo l’armistizio si danno alla macchia migliaia di renitenti alla leva, che non vogliono prendere parte alla guerra fasciata, e molti antifascisti vecchi e nuovi, che cercano di sfuggire alle persecuzioni del rinato regime riprendendo con maggior lena la propria opera di opposizione. La spinta alla ribellione è il frutto ti tante motivazioni, non necessariamente in accordo tra loro: l’istinto all’autodifesa e il bisogno di protezione contro i soprusi, l’odio di classe, la volontà di difendere le proprie convinzioni politiche, le esperienze familiari o personali, un giovanile spirito di avventura, la fedeltà al re o un amor di patria diverso da quello osannato dai fascisti, che portano molti individui ad un atto di disobbedienza, nella speranza di poter cambiare in meglio le cose. La scelta compiuta dai partigiani è particolarmente difficile perché compiuta in solitudine: è una scelta di libertà che ognuno prende assumendosi la piena responsabilità individuale della propria decisione.

Partendo dalle diverse motivazioni che sono alla base dell’esperienza resistenziale si possono individuare perlomeno tre principali tipologie di lotta che si intrecciano nel movimento partigiano teorizzate dallo storico Claudio Pavone. Una guerra di liberazione, patriottica, contro lo «straniero invasore», che percepisce gli angloamericani come liberatori e identifica politicamente i tedeschi come nazisti, rientrando in questo senso nella più ampia guerra civile europea. Una guerra civile tra italiani, che vede contrapposti fascisti e antifascisti. Una guerra di classe, connotata dalla lotta del proletariato contro il padronato, propria della componente comunista del movimento resistenziale. 

Il movimento resistenziale in Italia rappresenta una spina nel fianco per le truppe di occupazione tedesche e la Repubblica sociale, contribuendo alla sconfitta del nazismo e del fascismo con azioni di opposizione civile (scioperi, contropropaganda, soccorso ai perseguitati, manifestazioni, rivolte, sabotaggi) e armata, attuata evitando scontri in campo aperto contro e utilizzando la tattica della guerriglia. 

I valori comuni che ispirano la resistenza sono gli stessi sui quali viene fondata la Repubblica italiana dopo la fine della guerra.