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(Lavoratori civili, Prigionieri di guerra, Deportati)

Nella Germania nazista coesistono diversi sistemi repressivi e di sfruttamento, nei quali trovano spazio tre categorie di prigionieri, ognuna delle quali è gestita da uno specifico apparato di controllo. Fra gli appartenenti a questi gruppi si registrano differenze di trattamento, ma l’appartenenza a un sistema non è rigida e di fatto non sono esclusi trasferimenti da uno all’altro. Inoltre all’interno di ogni insieme le condizioni di vita dei prigionieri variano in base al luogo di detenzione, al momento e al motivo dell’arresto, alla valutazione ideologica della loro nazionalità nel quadro di una rigida gerarchia razzista. 

Un primo gruppo di vittime è formato da lavoratori civili catturati nei territori occupati e costretti a lavorare coattivamente nel Reich. Donne e uomini sono spesso alloggiati in campi controllati dalle singole aziende, anche private, o dagli apparati statali e parastatali preposti all’amministrazione del lavoro. Il loro sfruttamento è gestito da appositi enti pubblici, dagli Uffici di collocamento, dal Fronte del lavoro tedesco (Deutsche Arbeitsfront, DAF), dalla Gestapo. 

Diversamente, i prigionieri di guerra vengono inseriti in un sistema di campi di prigionia retto dalla Wehrmacht, l’esercito regolare tedesco, organizzato seguendo la distribuzione territoriale dei 19 Distretti militari presenti in Germania e nei territori occupati. I detenuti sono suddivisi in Stalag (campi per la truppa) e Oflag (campi per ufficiali) e sfruttati tramite Arbeitskommando (squadre di lavoro), attive in ogni settore produttivo. 

Infine, i deportati nel sistema concentrazionario gestito dal Wirtschaftsverwaltungshauptamt (WVHA), Ufficio centrale economico ed amministrativo delle SS, popolano una capillare rete di Konzentrationslager diffusa in tutta Europa e subiscono un trattamento estremamente duro, soprattutto a partire dall’inizio della Seconda guerra mondiale.