Seleziona una pagina

«Stiamo combattendo per tre righe nei libri di storia», dichiarò Aharon (Dolek) Libeskind (1912-1942), giovane studente di legge ebreo, che guidò la resistenza nel ghetto di Cracovia, e lì rimase infine ucciso in uno scontro a fuoco. Come lui, gli ebrei che nei ghetti e persino nei campi di sterminio, in condizioni disperate, animarono ribellioni e forme di rivolta armata non nutrivano illusioni sulla effettiva possibilità di fermare in qualche modo il progetto genocida dei nazisti. La spinta fu per molti  il ritenere che la lotta costituisse di per sé un valore anche per il futuro: il segno di non essere andati a morire “come pecore al macello”. In altre situazioni i prigionieri si organizzarono per tentare la salvezza con la una fuga, e ciò avvenne “quando non rimaneva alcuna speranza di sopravvivenza”. 

Nel campo di sterminio di Treblinka, dove tra il luglio 1942 e il novembre 1943 furono assassinati tra 800 mila e 900 mila ebrei, furono i membri del Sonderkommando -ovvero giovani robusti, non gasati immediatamente all’arrivo perché addetti alle procedure di sterminio dei loro correligionari- a organizzare la rivolta, che scoppiò nell’agosto 1943. Molti di loro furono uccisi, altri scapparono. I contadini della zona in alcuni casi aiutarono gli evasi, in altri li denunciarono riconsegnandoli alle SS. Dopo la guerra solo una ventina di rivoltosi ebrei era sopravvissuta. 

Anche a Sobibor, altro campo di sterminio “puro” in funzione dal maggio 1942, a ribellarsi il 14 ottobre 1943 furono i membri del Sonderkommando, capitanati dall’ufficiale ucraino dell’Armata Rossa Aleksandr Aronovič “Saša” Pečerskij. Una  dozzina di guardie furono uccise. I prigionieri riuscirono a scappare in trecento ma quasi la metà fu ricatturata e trucidata. Sopravvissero a Sobibor poco più di una cinquantina di ebrei.

Ad Auschwitz il 7 ottobre 1944 membri del Sonderkommando riuscirono a far saltare in aria uno degli impianti di camera a gas e crematorio, ma finì comunque male per i rivoltosi: quasi cinquecento uomini furono giustiziati e impiccate alcune donne che avevano con loro collaborato. 

[Riferimenti:

  • Friedländer, pp. 651-652-653
  • Enciclopedia dell’Olocausto: https://encyclopedia.ushmm.org/it
  • Meir Ouziel, Non solo quelli del ghetto di Varsavia. Ma anche di Cracovia, Tuchin, Mir. E persino dei lager di Treblinka e Sobibor. Ecco le storie dei ribelli contro i nazisti, “la Repubblica”, 26 gennaio 2021)
  • Nechama Tec, La Resistenza ebraica: definizioni e interpretazioni storiche, in Storia della Shoah, vol. I]