Martedì 25 luglio 2023 alle 15.30 apre a Firenze un museo speciale: il Memoriale delle deportazioni. Nato dalla collaborazione tra Regione Toscana, Comune di Firenze, Comune di Prato, ANED e Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana, prende le mosse dal progetto museologico commissionato dalla Regione alla Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato e realizzato dagli storici Marta Baiardi, Luca Bravi, Camilla Brunelli, Alberto Cavaglion, Costantino Di Sante, Enrico Iozzelli, Matteo Mazzoni e dal museologo Claudio Rosati. 

Il Memoriale delle deportazioni custodisce il Memoriale allestito all’interno del Block 21 del campo di Auschwitz I, una straordinaria opera d’arte che nell’aprile di quest’anno ha ottenuto d’ufficio dalla Soprintendenza la dichiarazione d’interesse culturale ai sensi dell’art. 10, c. 3, lettera d del Codice dei Beni Culturali. Nella motivazione del provvedimento si legge:

“Il Memoriale italiano di Auschwitz è un’opera ricca di significati e interpretazioni. Essa rappresenta la fusione tra architettura e arti figurative, interpretata attraverso un dispositivo spaziale sofisticato dove etica ed estetica coincidono. Il Memoriale è l’interpretazione critica del tema della Memoria nazionale delle deportazioni, dello sterminio degli ebrei e dell’annientamento degli oppositori politici italiani e pertanto riveste un interesse particolarmente importante in quanto testimonianza di espressione di cultura e di storia, ovvero quale testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche e collettive”.

Il percorso museale che ne introduce la visita racconta la lunga storia del Novecento: la prima guerra mondiale, il fascismo e le sue drammatiche conseguenze, le dinamiche della guerra totale, del sistema dei lager nazisti, della shoah; traccia la storia degli italiani deportatori e deportati fino alla liberazione e il ritorno a casa: tutto è passato ma c’è tantissimo da dire e ricostruire, dentro e intorno, e tanto ancora di quel passato lo ritroviamo nella sala dedicata all’oggi, che ci conduce fino all’ingresso del Memoriale di Auschwitz. Al primo piano si può leggere il testo di Primo Levi Al visitatore, e lo si può ascoltare nella lettura dell’attore Amerigo Fontani. 

Il progetto museografico e l’allestimento sono di ACME04, che ha proposto e realizzato un percorso narrativo coinvolgente e contemporaneo, in un dialogo continuo con l’opera Memoriale al piano superiore attraverso il richiamo alle immagini e ai colori utilizzati da Mario Pupino Samonà, fil rouge della narrazione storica a piano terra. 

Per ogni sala ci sono ulteriori approfondimenti, raggiungibili attraverso QR Code. 

Lungo il percorso è esposta la giacca originale di Mauthausen appartenuta a Giuseppe Calore, medico padovano antifascista, dirigente delle formazioni partigiane delle Tre Venezie. Arrestato a Padova nel settembre 1944, fu deportato a novembre nel campo di Bolzano e di lì il 14 dicembre 1944 a Mauthausen, dove gli furono assegnati il triangolo rosso e il numero di matricola 113925. Impiegato come medico nell’infermeria del Lager fino alla liberazione, si conquistò enorme prestigio per il suo impegno a favore dei prigionieri ammalati. Dopo la sua morte, nell’ottobre 2003, la famiglia ha donato la la sua giacca di Mauthausen  all’ANED.

Lo spazio museale ha due sale didattiche polivalenti da 48 e 25 posti, un’area sosta per le classi, il guardaroba, lo spazio per un bookshop, postazioni web per approfondimenti individuali.

I contributi di istituzioni culturali, archivi e familiari dei deportati

Nelle prime due sale sono state utilizzate molte immagini degli Archivi Alinari, uno dei maggiori giacimenti italiani di documentazione fotografica (circa 5.000.000 pezzi, raccolti in centinaia tra archivi e collezioni di grande rilevanza per la storia della fotografia, non solo italiana), divenuti pubblici grazie all’acquisizione regionale che li ha salvati dalla dispersione e smembramento. 

Se la ricchezza iconografica della Fondazione Alinari per la Fotografia è stata di fondamentale importanza per il percorso narrativo, un grande contributo lo hanno dato anche molte altre istituzioni culturali nazionali e internazionali, a partire dalla Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana e dall’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (ANED), mentre fra le istituzioni internazionali va ringraziato in particolare l’United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) di Washington, che mette a disposizione gratuitamente buona parte delle proprie collezioni di immagini e documenti. 

Hanno collaborato generosamente anche l’archivio di INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) e la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano, la Fondazione Fossoli di Carpi (Modena), l’Istituto Bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (ISREC), l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” (ISTORETO), la Fondazione Gramsci, l’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma (ASCER), la Fondazione CDSE – Centro di Documentazione Storico-Etnografica di Vaiano (Prato), l’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea (ISRT).

Immagini storiche sono state fornite dalle famiglie di Primo Levi, Frida Misul, Vera Michelin Salomon, Piera Sonnino; la famiglia Gai ha messo a disposizione le riproduzioni di alcuni disegni di Aldo Gay, testimone della deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre 1943.

Una menzione speciale va al contributo della Fondazione L’ Albero della Vita, che ha fornito a titolo gratuito, per la sala 6, il disegno di un bambino siriano dalla mostra “In Viaggio verso il futuro”, realizzata in collaborazione con l’Università Cattolica nel 2016. La Fondazione L’Albero della Vita nasce nel 1997 con l’obiettivo di proteggere i bambini in difficoltà; opera per assicurare il benessere, promuovere i diritti, favorire lo sviluppo dei bambini, delle loro famiglie e delle comunità di appartenenza. È attiva sia in Italia, con la gestione di comunità di accoglienza e l’affido familiare e un programma di contrasto alla povertà educativa e sociale, sia in Europa, Asia, Africa e America Latina, con molteplici progetti volti ad assicurare la salute, la corretta alimentazione, lo sviluppo psico-cognitivo e fisico dei bambini e la loro istruzione per una progettualità sul futuro.